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Continua senza sosta la protesta dei dipendenti dello stabilimento di inerti chimici, ex Sasol di Crotone. I lavoratori hanno partecipato anche ad un incontro in prefettura tra le istituzioni locali, il prefetto di Crotone, i sindacati ed il proprietario dell'azienda.'Appare chiaro - affermano i lavoratori in una nota - che non vi e' alcun futuro per gli oltre 100 dipendenti, appare palese che non vi sia alcun piano di rilancio industriale.
Si profila per il futuro, una condizione di incertezza e di disperazione. Crotone e' sull'orlo del precipizio e il tutto accade in silenzio e con facili rassicurazioni che poco o nulla hanno di concreto. Noi chiediamo solo di essere garantiti,di avere il diritto di lavorare nella nostra citta'. Chiunque si sia reso responsabile di una vendita tanto dichiaratamente fallace, oggi deve rispondere. L'interesse e' collettivo, nessuno si senta escluso dalla nostra vertenza. E' soltanto il primo manifestarsi di una tragedia annunciata, a Crotone sono quasi 2000 i posti di lavoro a rischio. Le vertenze sono in aumento e coinvolgeranno l'intera popolazione cittadina e del suo territorio provinciale'.'Chiediamo - proseguono i lavoratori - la solidarieta' di tutti, perche' e' una lotta a garanzia di un diritto su cui pone e basi lo stesso Paese. Saremo in tanti, da qui a breve, ad essere costretti ad una nuova ondata di emigrazione. Camminiamo l passo del gambero, con una delegazione parlamentare nazionale e regionale fragile ed inconcludente. In un periodo come questo, poi, ci inorridiscono le facili promesse da campagna elettorale. Le parole, tante ed inutili, di chi non ha mai saputo portare all'attenzione dei governi, una citta' che ha subito il tracollo storico del periodo post-industriale e che non ha saputo determinarsi in una nuova campagna di sviluppo territoriale. Il contratto d'area, destinato al rilancio del territorio, e' servito agli sciacalli che hanno depredato tutte e nostre risorse. Siamo stanchi, siamo disgustati dalla pochezza e dalla incapacita' di essere rappresentati. Chiediamo alla gente come noi, ai cittadini, agli uomini, alle donne, ai giovani delle scuole di unirsi alla nostra protesta'.'Scendiamo in piazza - concludiamo - e facciamo sentire che questa citta' non e' morta. Che non vuole morire. Una catena umana che imponga a chi ha il ruolo per farlo, di rintracciare immediate soluzioni. Se non oggi, quando?'. (ANSA). |